Il karma

La parola karma è un termine sanscrito e nelle filosofie orientali corrisponde al principio di azione-reazione. Se do un pugno al muro ricevo un dolore pari alla forza con cui ho colpito la parete. Questo è il principio di azione e reazione. Un altro esempio è la barca a remi. Con i remi spingo l’acqua verso dietro e la barca si sposta in avanti.

Il karma funziona così ma a livello spirituale. Il bene o il male che facciamo prima o poi ci tornerà indietro. Se nella vita facciamo tante cose brutte queste creano una forza che prima o poi tornerà verso di noi, facendoci soffrire. Se invece seminiamo amore e facciamo cose buone ci ritornerà felicità e bene.

Il karma si accumula nell’arco della vita e anche attraverso le varie reincarnazioni. Quello che siamo, il “destino” che ci riserva questa vita, è frutto del Karma accumulato in tutta la nostra esistenza nel corso di tutte le vite che ci hanno preceduto fino a questa.

Possiamo migliorare la nostra vita e il nostro futuro, a cominciare da oggi stesso, migliorando il nostro karma. Cominciando da oggi a non accumulare più karma negativo.

Quindi, in definitiva, come sempre vi invito a fare l’amore e non fare la guerra. PEACE!

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Anema e core

Conoscete questa canzone? È un classico della musica napoletana, scritto nel 1950 da Salve D’Esposito e Tito Manlio. Se non la conoscete cliccate qui.

L’autore della canzone, Salvatore D’Esposito, aveva lo stesso nome di mio nonno ed era originario di Sorrento come lui.

Sorrento, la Costiera, Capri… paesi che solo a pronunciarne il nome ispirano musica e romanticismo.

Mi piace pensare che la mia sensibilità e la mia vena artistica vengano da lì.

Sorrento

Sorrento

capri

Capri vista da Sorrento

Immagini prese da internet

Pace

Non vi chiedo di portare le pace nel mondo (non ancora) ma di contribuire con i vostri gesti alla “piccola pace” quotidiana.

Esempi: un sorriso ad uno sconosciuto per strada, un buongiorno cordiale al vicino musone, un vaffanculo in meno al volante, ecc.

Piccoli gesti di pace che non risolveranno i grandi problemi mondiali ma ci potrebbero aiutare ad arrivare alla sera con un animo più leggero.

Poi magari qualcuno potrebbe anche prenderci come esempio, allargando il piccolo cerchio della pace. Immaginate piccoli cerchi di pace che si diffondono e poi si uniscono e migliorano il mondo.

Ricordate che le persone pulite, sorridenti, buone hanno un’aura positiva che viene percepita e affascina il prossimo.

Pace a voi, fratelli.

Il bisogno di scrivere

La memoria si conserva per poco tempo. Tre, quattro generazioni al massimo poi si dimentica anche il nome di chi ci ha preceduto, di chi ha permesso a noi di essere sulla terra. Conosciamo il nome dei nostri nonni, forse dei nostri bisnonni, ma dei genitori di questi già è difficile sapere qualcosa se non c’è niente di scritto.

Non mi fa paura morire. La morte è naturale, permette la vita, il miglioramento del DNA e tante altre cose belle. Mi fa paura l’oblio. Se nella vita non si fanno cose eclatanti (tipo Leonardo o Galileo) nel giro di due o tre generazioni nessuno saprà che sei mai esistito. È come non essere mai nati. Tra qualche anno i miei pronipoti non sapranno neanche chi sono, da dove vengo e se nella vita ho fatto qualcosa di buono. Così come mi rattrista non sapere chi mi ha preceduto. Da dove veniva il padre di mio nonno, e suo padre e ancora oltre. Questo mi da un senso di solitudine. È come essere in una bolla senza sapere cosa c’è fuori.

Così, a quarant’anni, sento il bisogno di scavare nei ricordi dei miei parenti più anziani per sapere quanto più possibile sulle loro storie e le loro origini.

Anche per questo ho deciso di scrivere. Lo faccio per me stesso, per fissare le cose prima che anche i miei ricordi svaniscano. Lo faccio anche per chi verrà dopo di me, per lasciare un impronta che potrà essere vista da chi affronterà il cammino quando io sarò già tanti chilometri più avanti.

Cerco di evitare l’oblio.

Obiettivi

Quali sono i vostri obiettivi? Denaro, dieta, amicizie, crescita.

Fate di tutto per raggiungerli! Tenete il focus su di essi, ogni giorno. Concentrazione delle energie su un unico punto.

Rendetevi le cose facili, scegliete obiettivi ambiziosi ma raggiungibili e poi divideteli in piccoli pezzi. Ogni giorno avvicinatevi sempre di più alla meta e premiatevi quando raggiungete le tappe intermedie.

Svegliatevi presto al mattino e lavorate sodo. Non vi scoraggiate davanti ai fallimenti che inevitabilmente ci saranno ma continuate a perseverare senza perdere di vista i vostri sogni.

Vi auguro di riuscire. Lo auguro anche a me.

obiettivi

Il blocco dello scrittore

Quando ti siedi davanti al computer (una volta era la macchina per scrivere) per un’ora, due ore… guardi i tasti, guardi il monitor, guardi fuori dalla finestra. E aspetti. La storia è lì, è arrivata fino a quel punto ma non va avanti. Come se fosse arrivata quasi in cima alla salita e avesse bisogno di un ulteriore spinta per giungere in cima e poi affrontare la discesa senza più sforzo. Ma non hai la forza di farle fare quegli ultimi metri, non hai energie. Anzi le energie che hai le disperdi. Ti alzi, vai a farti un caffè, vai a leggere le notizie. Cerchi in tutto il mondo che ti circonda un’ispirazione che ti riporti a scrivere. E intanto giri in tondo, un passo avanti e uno indietro, senza progredire. Intanto il tempo passa, due ore, tre ore… la frustrazione.

Olivetti Lettera 22

A proposito di macchina per scrivere. Oggi si dice quasi esclusivamente “macchina da scrivere” ma ricordo che in un libro di grammatica delle scuole medie questo era riportato come errore: si dice “macchina per scrivere”. Certo il linguaggio si evolve e sicuramente oggi è accettata anche la seconda dicitura ma ogni volta che devo scrivere questa parola ripenso a quel dannato libro di grammatica e mi sento di dover difendere la purezza della lingua. Sono un “grammar Nazi“.