Studio rivela: emettere peti in pubblico è segno di intelligenza

L’Università di Perth ha pubblicato uno studio molto curioso: le persone che sono avvezze a emettere peti in mezzo alla folla hanno un quoziente intellettivo più alto della media. Lo studio è stato pubblicato nel numero di dicembre di Science and Future ed è stato effettuato su un campione di 200 volontari europei ed americani che sono stati monitorati tramite dei sensori impiantati nelle mutande. Ai volontari non era stato svelato il motivo della ricerca per non falsare i risultati; a loro era stato detto che i sensori fossero dei semplici contapassi invece di fini rilevatori di gas. Dopo due mesi di monitoraggio dei soggetti nella loro normale vita quotidiana sono stati loro somministrati dei test di misurazione del Q.I. e si è evidenziato che i soggetti maggiormente emettitori di gas intestinali erano anche quelli col Q.I. più alto della media.

Da anni si parla di intestino come di un secondo cervello (i complessi avvolgimenti intestinali ricordano molto quelli cerebrali) deputato al controllo dei riflessi più “bassi” del corpo umano. Evidente al proposito la reazione cosiddetta “di pancia” quando siamo in preda ad un’emozione, una paura, ecc. Questo studio si inserisce nella ricerca che studia la stretta correlazione tra i due organi.

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Tipica scena di flatulenza in ascensore (wikihow)

Ricostruire!

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Città della scienza

Ricostruire!

Napoletani, italiani, non lasciamo che questa gente ci porti via anche la cultura. A città della scienza si divulgava il sapere ai grandi e soprattutto ai bambini; si faceva quello che serve nel nostro paese: infondere la cultura nelle nuove generazioni per un futuro diverso. Persone di buona volontà, ricostruiamo città della scienza, ricostruiamo Napoli, ricostruiamo l’Italia! È ora di svegliarsi, di voltare le spalle ai criminali, di ricostruire. Riprendiamoci il nostro futuro.

Fondazione Idis Città della Scienza
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causale: Ricostruire Città della Scienza

Implicazioni psicologiche dell’essere Papa

La notizia delle dimissioni del Papa mi ha portato a fare una riflessione sul peso psicologico di una carica così impegnativa.

Per far ridere i miei amici avevo disegnato la vignetta col Papa che si lamenta del suo cappello. Poi però ho iniziato a pensare: “ma vuoi vedere che questo qui, il Papa non l’ha mai voluto fare?”.

Gli hanno messo addosso tutti quei vestiti, tutti quegli anelli, il famoso cappello (che chi l’ha disegnato per me è un infame), e lui, un po’ per timidezza, un po’ per non dire no, ha fatto il bravo Papa per otto anni. Però la sera andava a letto e pensava: “vorrei ritornare nella mia Baviera, fare una partita a carte con mio fratello, bere un bicchiere di vino in solitudine, dire il mio bel Rosario, come tutti i vecchi di questo mondo (tranne Berlusconi), e invece devo restare qui, morirò qui circondato da questi preti e vescovi che pensano solo al potere. Ma non posso dimettermi, che diamine. Nessuno mai l’ha fatto, nessuno rinuncia ad essere Papa”. E così per otto anni. Ma ultimamente non riusciva a dormire, si girava e rigirava nel letto. Si è rotto le scatole e ha deciso. “Fanculo a tutti, io me ne vado, eleggetevi un altro Papa, io me ne vado in pensione (cosa sacrosanta alla mia età), se avrete bisogno di me sarò a pregare nel convento di santi Tizio e Caio, ma non mi disturbate troppo”.

Quando è tornato in camera sua dopo “l’annuncio shock” ha ballato la macarena davanti allo specchio e poi ha cantato “I feel good laralaralarala…”.

Sapete di che peso si è liberato? E poi che goduria non dover indossare più quel cappello infame!

Non ho mai amato questo Papa ma oggi lo rispetto.

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