Esortazione della domenica

Portate nel mondo la pace.

Abbiate parole di pace.

Abbiate parole d’amore.

Siate felici.

Siate sorridenti.

Siate gentili.

“Amatevi l’un l’altro, come vi amo io” disse il Cristo. Quindi se non volete farlo per me, almeno fatelo per Lui.

Peace!

Sconforto

“Quando discuti con un avversario prova a metterti nei suoi panni, lo comprenderai meglio… Ho seguito questo consiglio ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire.”

Questa è una citazione di Antonio Gramsci (1891 – 1937) che trovo molto appropriata in questo periodo storico. Trovo molto difficile, durante le discussioni politiche, immedesimarmi in questa maggioranza “sudicia”, razzista, spesso ignorante dei princìpi costituzionali. Eppure tronfia, incrollabile nelle proprie convinzioni.

Sempre più simili al “Ventennio”? Corsi e ricorsi storici? Spero di no, con tutto il cuore. Per il mio paese e per i miei figli.

Pace in famiglia

Si comincia dalla famiglia.

Se in una famiglia c’è lite, odio, rancore, parole dure tra uomo e donna (anche davanti ai bambini), nasce il malessere. Questo stato d’animo si trasmette a tutti i membri del nucleo familiare e poi viene portato fuori dalla casa, in strada, in auto. Con il prossimo siamo già prevenuti, pronti ad attaccare. La spirale di violenza, verbale e fisica, di gesti e mimica si innesca e si propaga da persona a persona. Il male si diffonde e la giornata può diventare un inferno.

Dovemmo diventare migliori già in casa. Al mattino, con i nostri familiari, cominciare la giornata con il sorriso anche se si va tutti di fretta, tutti stressati e la prospettiva del lavoro non è allettante. Portare il sorriso fuori casa e trasmetterlo al prossimo. Qualche gesto gentile, far attraversare un passante, donare uno spicciolo ad un povero, dire semplicemente “grazie” e “per favore”.

Citazione del giorno: “Pace in casa, pace nel mondo” disse Mustafa Kemal Atatürk.

Peace!

Poesia

Ha ancora senso la poesia oggi?

A volte mi piace mettere i pensieri in versi. Ermetici, criptici, versi di cui io solo conosco il significato esatto o nei quali ognuno può trovare il proprio. Per fermare quello stato d’animo in quel momento. Per fotografare un sentimento. Versi che non devono piacere a nessuno, di cui non devo spiegare il significato, mi imbarazzerebbe farlo.

Questo è il senso della mia poesia oggi. Non versi in rima cuore e amore ma parole, silenzi, sputi, ombre. Il modo per sviscerare un dolore.

Accidia

Quando al liceo si studiava Dante grande effetto sul nostro immaginario suscitavano le punizioni infernali. Tra i dannati c’erano gli accidiosi e gli iracondi. Essi erano immersi nello Stige, uno dei fiumi infernali, nelle cui acque chi in vita era stato appunto accidioso veniva sommerso in un senso eterno di soffocamento, tipo un waterboarding.

“L’accidia è una sorta di inerzia morale” insegnavano i professori. E io in quest’inerzia mi sento immerso continuamente. Combatto per venirne fuori, tutti i giorni. Per non annegare nello Stige. Scrivere qualche pensiero su questo blog è un modo per rimanere a galla.

Doré_-_Styx

Lo Stige di Gustave Doré

Una volta registrai anche un video per mostrare il mio stato d’animo. Non ditemi troppe parolacce.

 

Incontinenza

Secondo voi è normale mentre uno è per strada oppure nella metro oppure anche a casa sul divano e gli viene in mente qualcosa di divertente che cominci a ridere da solo senza sapersi controllare? A me succede!

Se sono a casa e mi vede la mia compagna me la cavo con un “Ma sei scemo?”. Se invece sono in pubblico devo mascherarmi con la mano e fingere ad esempio la tosse o lo starnuto.

Ormai non capita più tanto spesso come quando ero ragazzo ma ancora qualche volta mi succede. Però devo dirvi che tra i tanti piccoli disturbi della mia personalità (niente di patologico, intendiamoci) questo è quello che mi piace di più.

Autobiografia di uno yogi

Uno dei libri che ha segnato l’inizio del mio percorso spirituale è stato “Autobiografia di uno Yogi” di Paramhansa Yogananda.

Yogananda nacque nel 1893 in India e fu uno yogi e un guru. Passò quasi tutta la vita in America dove fondò anche una scuola superiore per l’insegnamento dello yoga. Dedicò la vita alla diffusione degli insegnamenti spirituali compiendo un bellissimo sincretismo di varie religioni, soprattutto dell’antica filosofia vedica, dell’Induismo e del Cristianesimo. È ricordato soprattutto per aver scritto questo libro, tradotto in 35 lingue, che ha cambiato la vita di milioni di persone in tutto il mondo ed ha ispirato anche me.

Ho capito come non sia importante la religione a cui si appartiene per credere in Dio. È solo un caso se in questa vita siamo nati cristiani o musulmani o induisti ma Dio non è esclusivo di una sola parte degli uomini.

Ho trovato le prime istruzioni su come sedermi e ritirare i sensi per concentrarmi verso l’interno e ascoltare il mio Spirito.

Ho compreso che, nonostante tutto l’orrore che affligge il nostro presente, l’amore divino opera per sentieri sconosciuti ma che al momento giusto mostra tutta la sua grandezza.

Invito chiunque volesse iniziare una vita più spirituale a leggere questo libro che, inoltre, è anche pieno di aneddoti spiritosi e simpatici dell’India coloniale di inizio ‘900.