l’ultimo cammino

campo grano

Camminavo nudo in un campo. Un campo di grano. Giallo, oro. Le spighe erano alte e folte. Con la mano ne toccavo le punte. Le sentivo morbide sotto le mani ruvide di lavoro. Mani esperte, rudi. Tutta la vita a lavorare. Tutta la vita a spalare terra, alzare cemento. Bagnate nell’acqua e esposte al freddo. Mani spaccate dalla fatica. Mani d’amore, per una carezza ai miei figli.

Camminavo nudo in un campo. Il sole bello del tramonto creava riflessi d’oro. Andavo verso quella luce. Mi attirava come un canto di sirene. Irresistibile. Sentivo alle mie spalle rumori in lontananza. Un ultimo sguardo indietro. Vedevo una città con alti palazzi, gente frenetica, aerei, luci, fumo. Pazzia, violenza, ingiustizia. Fame, disperazione, guerra, grida, morte. Non volevo andar via così presto ma non voglio tornare indietro. Non voglio tornare lì.

Cammino nudo in un campo. Una roccia, una fonte. Acqua fresca, bevo avidamente. Placo l’arsura che ho dentro. Non ho più ricordi. Sono innocente, non ho vergogna a mostrarmi nudo così. Non ho ricordi, sono in pace.

Un grande cancello. Aprite, sono pronto!