Bestemmia in convento

Leggendo questo post (ringrazio Masticone per l’ispirazione) mi è venuto in mente un episodio di quando ero bambino.

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Alla fine degli anni ’80 mio padre, per arrotondare lo stipendio, andava a fare dei lavoretti in un convento di suore. Mia madre era la nipote della superiora e mio padre diventò l’uomo di fiducia del convento. Pagava le bollette, aggiustava lo scaldabagno, pitturava le inferriate ecc. Io andavo con lui in estate, durante le vacanze di scuola.

Un giorno ci trovavamo nella cucina del convento. Mio padre parlava con la suora cuoca. All’improvviso a quest’ultima cadde di mano un oggetto pesante (forse un pentolone, non ricordo bene) che finì sul piede (anzi sul mignolo del piede) di mio padre. Il mio amato genitore si morsicò le labbra dal dolore, si guardò intorno, alzò gli occhi al cielo e poi non ce la fece più e sbottò: “MANNAGGIA SANT’ALBERTO!”. La suora cuoca diede un colpo con la mano alla spalla di mio padre e poi scoppiò a ridere insieme a tutte le suorine che pelavano carote e patate.

Ogni volta che penso a quella scena io rido da solo, come uno scemo, anche se sono passati quasi trent’anni. Anche di notte. Anche adesso.

Ho conosciuto e conosco bestemmiatori geniali e mio padre, uomo devoto e religioso, è uno di questi.

Ciao babbo.

pace

Ho provato a cambiare città, da ovest a est; da nord a sud. Dieci volte, come fuggendo da qualcosa, cercando di trovare la pace. La pace che manca dentro di me e fuori. Poi ho capito. La pace non esiste, gli uomini non la vogliono. Gli uomini sono cattivi. In ogni angolo della Terra gli uomini sono malvagi. Pace in terra agli uomini di buona volontà. Non ci sono più uomini di buona volontà. Sono stati uccisi da chi getta via la pace per perseguire i propri interessi, hanno tagliato loro la testa appena questi sono spuntati dalla terra, dal grembo materno.

Un bambino faceva la fila per comprare il pane. Bombe con gas venefico. Tragedia.

Giovani cercavano un lavoro come poliziotti. Un kamikaze schiacciò il bottone. Sangue sui muri.

Un ragazzo entrò in auto per tornare a casa. Due killer lo crivellarono di proiettili scambiandolo per un altro. Cervello sui finestrini.

Una famiglia cenava come tutte le sere. Bombe al fosforo. Orrore.

Un uomo prese il bambino dalle braccia della madre e lo gettò nel fiume. Follia.

Una ragazza scomparsa, trovata morta. Un ragazzo scomparso, trovato morto. Un’altra ragazza, uccisa e sepolta. Bambini mai più ritrovati.

La striscia di Gaza, l’Afganistan, il Darfur, l’Iraq, la Siria, e quanti posti di cui non sappiamo neanche l’esistenza. I musulmani contro i cristiani, i cristiani contro i musulmani. Il mio dio è più bello del tuo. Il tuo dio è violento, il mio è buono, quindi ti ammazzo, fai schifo. Voi non rispettate le donne, le coprite con i veli e non le fate guidare. Noi le donne le rispettiamo, non le violentiamo, non le ammazziamo. Voi venite dall’Africa, rubate nelle case, rubate il lavoro. Siete diversi, puzzate di sudore. Volete pregare il vostro dio? Andate a casa vostra. Qui si può pregare solo il nostro dio, che è tollerante e ci insegna l’amore e la pace fra tutti gli uomini.

Noi facciamo le guerre per imporre la pace e la libertà. Chi vi governa è un pazzo sanguinario, vi tiene soggiogati, non avete la libertà. Noi vi facciamo guerra, vi liberiamo, ammazziamo e umiliamo il vostro popolo. Ma poi, pace. Ma perché ci odiate? Abbiamo ammazzato i vostri figli ma adesso avete la libertà. Il vostro governo attuale ama la pace, non è così?

Duemila anni fa un uomo fece scalpore per il suo pensiero innovativo, predicava uguaglianza tra tutti gli uomini. Predicava l’amore ma uccisero anche lui. Una frase riassumeva tutto il suo pensiero: “ama il tuo prossimo come te stesso”. In duemila anni nessuno ha ancora capito. In duemila anni nessuno ha ancora imparato.

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foto della mostra “occhi della guerra”