Un indovino mi disse

Era il 2015. Non conoscevo Tiziano Terzani. Scelsi questo libro, “Un indovino mi disse”, dallo scaffale e lessi il riassunto sull’ultima di copertina. Colpo di fulmine.

Tiziano Terzani era un giornalista, corrispondente del “Der Spiegel” poi di “Repubblica” e “Corriere della Sera”. Come tutti noi cercava la “Verità” e nel 1993, a causa di una previsione fatta da un indovino che gli disse che sarebbe morto in un incidente aereo, viaggiò per parte del mondo, soprattutto in Asia, senza prendere l’aereo. Hong Kong, Singapore, India… scenari appassionanti, soprattutto se visti con gli occhi di chi viaggia a bordo di treni, navi, pullman a contatto con la gente e la cultura del posto.

Ma non voglio fare la recensione del libro che comunque vi invito a leggere come tutti quelli di Tiziano Terzani. Voglio piuttosto raccontarvi del “click” che questo libro ha fatto scattare nella mia mente.

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Foto archivio Terzani

Ricerca della verità. Non so se Terzani trovò alla fine della sua vita quello che cercava ma ha iniziato un lavoro di introspezione che mi ha ispirato. Dopo aver letto quel libro ho iniziato a meditare tutti i giorni, a “centrare” me stesso. Ho ricercato e poi trovato un Maestro che mi iniziasse alla via dello spirito come da tradizione orientale. Provo a trasmettere amore ai miei simili. Provo a non parlare più male delle persone, cercando il meglio in ognuno. L’amore produce amore. Sono diventato vegetariano per rispetto di tutte le creature della terra, anche quelle più piccole. In un video Terzani parla appunto della scelta vegetariana dicendo “il mondo è bello e noi dobbiamo mangiarlo, ma perché?”

“L’unica rivoluzione possibile è quella interiore”, da qui parte tutto. Tiziano Terzani era un comunista disilluso dall’ideologia. Fu espulso dalla Cina, dove aveva scelto di vivere credendo nella Rivoluzione, perché accusato di cospirazione. Aveva capito che la Rivoluzione inizia da se stessi, piano, un mattone alla volta. Ognuno mette un po’ di energia per rendere il mondo un posto migliore. Io ho iniziato a fare la mia parte, provateci anche voi.

 

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Non dovresti mai esser nata

Ogni volta che ti vedo

Non mi viene da parlare

Sento il sangue nella testa

Non riesco più a pensare

Sei la lama che mi taglia

Sei il mio asino che raglia

Se vedessi quanto fremo

Se capissi il mio veleno

Ho trovato un po’ di pace

Ora che te ne sei andata

Resta pure lì nascosta

Non dovresti mai esser nata

cadendo dal balcon

Suor Margherita inferno poesia

Da circa un mese, quando tento di scrivere qualcosa, mi viene in mente una vecchia poesia oscena. Comincia a girarmi in testa e non se ne va più. E non riesco più a pensare e a scrivere nient’altro. Penso solo a Suor Margherita. Adesso ho deciso, ve la scrivo, così la leggete anche voi e aggiungete un altro pezzo importante alla vostra cultura.

Cadendo dal balcon

Cadendo dal balcon Suor Margherita

finì col cul sul cazzo di fra Carlo.

Si ruppe il cul ma ebbe salva la vita.

Si domanda: doveva ringraziarlo?

Dato per certo che la pia creatura,

tutta compresa di mortal spavento,

non provò il gusto dell’inculatura,

la si dispensa dal ringraziamento.

Socrate

socrate

Non c’è pace in me. Le colpe del mio essere pesano. Pesano gli errori compiuti, le parole pesanti pronunciate quando il freno è tolto. Pesante è il mio essere, pesante è la vita. Non merito carezze, non comprensione. La mia vita è stare solo. Come un animale selvatico, mi avvicino a voi solo per farvi male, solo per mordere. Da voi prendo, ma non riesco a dare. Non chiedo scusa né chiedo perdono. A me la cicuta, addio.