Totò 

Moriva cinquant’anni fa il Principe Antonio De Curtis.

Il mio doveroso omaggio per colui che mi ha trasmesso tante lezioni di ironia e napoletanità. C’è stato un periodo della mia adolescenza in cui non passava giorno che non guardassi almeno uno dei suoi film. Ancora oggi chi abita in Campania può fare zapping in qualsiasi ora del giorno e della notte sulle reti locali per trovare uno o più film di Totò. Io avevo anche i VHS, nel caso il palinsesto non fosse di mio gradimento. Credo di conoscere intere parti di sceneggiature dei suoi film. Gran parte del mio modo di esprimermi, delle mie battute, sono ispirate dal Principe. Dopo cinquant’anni è ancora vivo, presente. Nel sangue, nel DNA.

Grazie Totò.

Il caffè di Napoli – cronache delle ferie – giorno 2

Qual è la prima cosa che fanno i napoletani quando tornano a Napoli? Sicuramente prendono un caffè. Il caffè a Napoli ha un sapore diverso, unico, inimitabile. Dicono che ciò sia dovuto all’acqua, io dico che è dovuto alla cultura e all’amore che il napoletano insinua nel gesto del caffè. Al Gambrinus, al Caffè del Professore, al bar Mexico; in centro, ai decumani, a piazza Dante, in periferia… il caffè di Napoli è patrimonio dell’umanità.

Il rito del caffè di solito prevede alcune consuetudini: si entra nel bar, si saluta, si paga in anticipo. Il caffè costa ancora 80 cent, a volte anche meno. Le monete del resto vengono appoggiate sul bancone del bar insieme allo scontrino. Il barista prende scontrino e monete e appoggia sul bancone un bicchiere d’acqua fresca. Mentre vi “sciacquate” la bocca il caffè esce gocciolando come oro liquido dal crogiolo della macchina che quasi sempre ha il meccanismo “a pistone”: una leva che il barista aziona con sapiente movimento del braccio.

macchina caffè pistoni

Macchina del caffè a pistoni

La tazzina si presenta calda, fumante, con quel caffè che sembra abbia la densità della lava del Vesuvio. Spesso lo zucchero è già stato messo dal barista. Dovete solo girare il cucchiaino e degustare. Mentre il caffè scivola sulle papille gustative, i recettori nervosi della lingua inviano al cervello segnali di poesia. Il cervello li elabora e voi sentite profumi di tradizione. Storia, cultura, folclore si mischiano nella vostra mente. Vedete il mare, Santa Lucia, Pizzofalcone, i profumi di ragù che escono dai bassi. I vicoli stretti, le scalinate, i panni stesi da una finestra all’altra, profumo di biancheria e pizza fritta. Il Duomo, la festa di San Gennaro, Maradona. Eduardo, Totò, Sophia Loren, i bambini in piazza del Plebiscito, la collina del Vomero. Il teatro S. Carlo, il Palazzo Reale, S. Antonio a Posillipo, la vista del Golfo con Capri all’orizzonte. Con pochi centesimi potete rivivere la storia millenaria della città più controversa del mondo, come una macchina del tempo. Un viaggio da sogno in un battito di ciglia. Grazie al caffè, anzi ‘o cafè.

tazzina caffè

Tazzina di caffè

Ah, dimenticavo: il caffè a Napoli è buono pure con la moca o con la macchinetta napoletana (sapete che cos’è?).

eduardo caffè

Questi fantasmi – scena del caffè

Buona estate