Il viaggio in treno – cronache delle ferie – giorno 18, ultimo

Le ferie sono finite. Oggi ho fatto l’ultimo viaggio, in treno da Lamezia Terme a Napoli.

stazione lamezia terme centrale

Stazione di Lamezia Terme

Volevo ripercorrere un viaggio che avevo fatto diverse volte e che ricordavo romantico, tutto sul mare, vento nei capelli… Beh, il paesaggio è sempre spettacolare ma il romanticismo si è perso tutto. Ormai tutti i treni sono sigillati, Eurostar veloci, aria condizionata e tecnologia. Ben vengano queste cose, certo, in passato ci avrei messo sei ore per fare lo stesso tragitto. Ma vogliamo davvero tutta questa velocità? Questa fretta? A voi l’ardua sentenza.

mar tirreno sigillato treno

Mar Tirreno sigillato dal treno

Con questo post concludo questo diario che mi ha tenuto impegnato in questi giorni di vacanza. Siete stati davvero in tanti ad avermi seguito, vi ringrazio e vi abbraccio tutti. Spero di aver trasmesso qualcosa, di aver fatto viaggiare un po’ anche voi insieme a me.

Non sono abile nei discorsi, non vi tedierò più a lungo. Vi invito a godervi fino in fondo le vostre città, le vostre vacanze, il vostro mare, le vostre montagne, le vostre escursioni, le vostre passeggiate romantiche. Si può trovare del bello in ogni posto, basta sforzare l’occhio.

Buona estate e arrivederci.

l’ultimo cammino

campo grano

Camminavo nudo in un campo. Un campo di grano. Giallo, oro. Le spighe erano alte e folte. Con la mano ne toccavo le punte. Le sentivo morbide sotto le mani ruvide di lavoro. Mani esperte, rudi. Tutta la vita a lavorare. Tutta la vita a spalare terra, alzare cemento. Bagnate nell’acqua e esposte al freddo. Mani spaccate dalla fatica. Mani d’amore, per una carezza ai miei figli.

Camminavo nudo in un campo. Il sole bello del tramonto creava riflessi d’oro. Andavo verso quella luce. Mi attirava come un canto di sirene. Irresistibile. Sentivo alle mie spalle rumori in lontananza. Un ultimo sguardo indietro. Vedevo una città con alti palazzi, gente frenetica, aerei, luci, fumo. Pazzia, violenza, ingiustizia. Fame, disperazione, guerra, grida, morte. Non volevo andar via così presto ma non voglio tornare indietro. Non voglio tornare lì.

Cammino nudo in un campo. Una roccia, una fonte. Acqua fresca, bevo avidamente. Placo l’arsura che ho dentro. Non ho più ricordi. Sono innocente, non ho vergogna a mostrarmi nudo così. Non ho ricordi, sono in pace.

Un grande cancello. Aprite, sono pronto!